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mercoledì 22 gennaio 2014

NOTTE DI NOTE


NOTTE DI NOTE

 Kant non aveva dubbi: la musica è la forma d’Arte più sublime. 
La collezione di Prêt-à-Couture di Jamal Taslaq, quest’anno, associa alle armonie musicali quelle dell'alta moda.
Sfilerà il 24 gennaio in S. Spirito in Sasia, per l’edizione invernale di Altaroma, lo stilista palestinese che ha scelto la nostra capitale come sede principale del suo genio creativo. 

Noto alle case reali arabe come alle star americane, Jamal Taslaq presenterà una collezione di circa venti pezzi fatto di sete stampate, cadis, chiffon e georgette.

  
Il suo progetto Prêt-à-Couture mira a coniugare abiti "pronti all'uso" con le squisitezze della più ricercata alta moda offrendo una sartorialità impeccabile in un prodotto facile da vivere. Stiamo a vedere!

giovedì 16 gennaio 2014

DALLA NATURA ALLA COUTURE

DALLA NATURA ALLA COUTURE

Femmina senza ombra di dubbio, Madre Natura non è solo generosa e abbondante, è anche intrigante e stimolante. Da sempre l'uomo tenta di imitarla in ogni dettaglio.
E se lo fa l'uomo... figuriamoci la donna!
E' indubbio che l'essere umano iniziò a vestirsi, prima ancora che per ripararsi dal freddo, per la necessità di definirsi e di distinguersi socialmente. 
Vegetali e pelli furono i primi elementi utilizzati per gli "abiti", denti di animali, conchiglie, piume e ossi per gli accessori.
E poi... dopo lunghi e interminabili millenni nacque la Couture.















giovedì 9 gennaio 2014

QUELLA MELA MORSICATA


QUELLA MELA MORSICATA.
Dove ci ha portato...



No, non poteva bastarle una semplice foglia: ormai il danno era fatto, la mela era stata mangiata e non potendo più godere del piacere della più libera ed estrema nudidà in ogni dove, la "madre di tutti i viventi" si dovette organizzare.


Pelli di animali, lini e cotoni grezzi, per secoli e secoli se li fece bastare ma man mano che i millenni passavano sentiva l'esigenza di... qualcosa di più.
Furuno lunghi, bui e faticosi quei tempi senza Couture, ma poi, finalmente, finirono.
E la magia cominciò!

 
Noi, per sempre grate a Rose Bertin e alla regina Maria Antonietta, che diedero il primo vero impulso alla cultura dell'alta moda, ci godiamo i frutti della rivoluzione dell'abito, potendo scegliere dentro l'armadio cosa indossare e soprattutto cosa giocare ad essere.



martedì 26 novembre 2013

Luigi Borbone e l’Arte del Sogno


Luigi Borbone e l’Arte del Sogno



Luigi Borbone, uno stilista, ma prima di tutto un amico.

Impossibile non ricordare la nostra prima intervista quando, vestita di tutto punto, andai all’inaugurazione del suo atelier di S. Giovanni il giorno prima dell’evento.

Rimasi stupita nel constatare che non c’era nessuno; per la prima e unica volta in vita mia ero veramente in anticipo. Troppo!

Approfittai, così, per fare un’accuratissima intervista e soprattutto per provare le sue magnifiche giacche.

Ecco, mi soffermo su questo punto, perché non è un dettaglio: le sue Giacche.

La giacca di Luigi Borbone è un elemento vivo che prende forma sul corpo interpretandolo; è ponte tra la dimensione dell’essere e quella dell’apparire.


La giacca, come vezzo, diviene elemento di dialogo tra una donna e la sua immagine: la porta del desiderio tra quello che si è e quello che si vuole giocare ad essere.

Inizia per Luigi una nuova sfida, lasciandosi alle spalle l’esperienza del pret-a- porter.

 

Allora, si ricomincia con AltaRoma quest’inverno?
“Si”.
Dove sfilerai?
“E’ una sorpresa, sicuramente non in S. Spirito in Sassia.”
Quanti capi?
“Venti o trenta pezzi.”
Cosa è cambiato?
“Tante cose: intanto ho capito che sono portato per l’aspetto umano tra il couturier e il cliente. La mia stessa mano è più vicina alla couture piuttosto che ad una visione commerciale.
In questo momento il mondo propende più per il prodotto commerciale, ma  io sono un sognatore e voglio proporre il sogno.
In questo periodo di transizione in cui ho vagato tra Roma e Milano mi si sono aperti gli occhi e ho compreso quale deve essere il mio prodotto, la mia cifra stilistica.”
Quale?
“Il capospalla.
Voglio essere un Armani con una visione più giovanile e più sartoriale.

Le donne hanno bisogno di un prodotto “giornaliero” che abbia il suo fascino ma che sia per uso diurno e  quotidiano.
Nasce da qui il confronto con Armani: dall’idea di una donna vestita con una linea maschile ma femminilizzata, che è sempre molto sexy.
A gennaio, per AltaRoma, presenterò proprio questo gioco di polarità tra abito giornaliero e abito serale.”

 

Da cosa nasce la Collezione?
“Sicuramente il mio essere architetto incide molto sul mio modo di vedere l’abito.
Il mio stile è fatto di linee pulite, è geometrico, animato da giochi di materiali particolari.
Quest’anno ho fatto nascere una partnership con la Swarovsky che sponsorizzerà alcuni miei abiti. Uniremo i nostri geni creativi.”
I colori?
“Dominerà il bianco, perché sarà la collezione P/E e l’estate il bianco piace da morire.
Ci sarà del beige tendente all’oro, con un mix multietnico di sapori e stili che viaggiano dall’indiano all’africano.
Infine, ci sarà il grigio perla con dei celesti particolari e degli argenti.”

 

Arte, moda e architettura sono sempre presenti nella tua couture. Che parola aggiungeresti?
“Artigianato.
Sto lavorando molto sull’artigianalità, in particolar modo con delle lavorazioni, estremamente raffinate, realizzate all’uncinetto in cotone finissimo.
Voglio riempirmi dell’assenza del Made in Italy, perché l’alta moda è artigianalità; la spettacolarizzazione viene dopo.
Quello che va preservato dell’alta moda è il sogno e la manualità: i tagli devono essere contemporanei, ma nel rispetto del classicismo.
E’ questo che rende un capo unico.
Quando viene una cliente ti affida la sua immagine pur vedendo solo un disegno, si fida di te e tu devi renderla la più bella di tutte.”



Definisciti.
“Questa è la domanda più cattiva e più difficile.
“L’ozio è un lavoro e il lavoro è un riposo.””
Ma è tua questa frase?
“Si, si, mi è venuta così, proprio ora.”
Cosa pensi del fashion system?
“Spietato! E mi ci metto anch’io nel pacchetto. E’ facile dire che gli altri sono cattivi, ma pur non volendo sicuramente lo sono anch’io.
Non sono mondano, non mi piace molto presenziare agli eventi, li vivo come parte del mio lavoro e non come vita reale.
Quando crei il tuo spazio il fashion system devi saperlo vivere come un’opportunità. E’ una sfaccettatura del mondo che si sceglie.”