Visualizzazione post con etichetta colori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta colori. Mostra tutti i post

giovedì 20 febbraio 2014

NAT di Natalia Rinaldi

NAT di Natalia Rinaldi


NAT di Natalia Rinaldi è l’unico brand di moda maschile che ha tagliato il nastro degli eventi collaterali di Altaroma 2014.

Un’intera collezione dedicata all’uomo e alla terra: un ritorno a vecchie suggestioni
tipiche dei nostri mitici anni ’40.

Un occhio nuovo su una tradizione legata ai colori, alle forme e ad un modo di essere e di presentarsi, sempre importante, anche nella semplicità.

Era un altro modo di concepire lo stile quello dei nostri nonni. Anche i più poveri avevano una dignità ed un’eleganza innata insita nel loro portamento.

Forse era l’attaccamento alla terra, alle cose buone, essenziali, ai valori che oggi sono un po’ andati perduti. Chissà…


La linea destrutturata dei capi NAT riprende e ricorda quei temi legati alla nostra tradizione migliore: è pulita, essenziale, rifinita, comoda e fashion al tempo stesso.
I tessuti naturali, nelle nuances della terra, vengono scelti uno per uno dalla designer che segue personalmente l’intero processo di realizzazione di ogni singolo capo.
Camicie, felpe, giacche, tabarri, cappotti reversibili, bretelle e cravattini mozzati vestono un uomo raffinato, disinvolto e contemporaneo.
In una parola, vestono un uomo "interessante"!


sabato 25 gennaio 2014

COLORI COME NOTE MUSICALI

COLORI COME NOTE MUSICALI


“La forma è dunque l’espressione del contenuto interiore. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima.”

KANDINSKY



Al di là delle definizioni più ovvie, m’interrogo spesso su quale sia oggi il vero significato di lusso.
E la risposta, da un po’ di tempo, per me, finisce per essere sempre la stessa: “il lusso è nella libertà di essere ciò che si desidera essere e di amare ciò che si desidera amare”.
Oltre i cliché abituali, oltre il martellamento dei media, oltre i nostri stessi confini mentali c’è sempre qualcosa che è lì, apposta per essere afferrata, e che spesso non ci consentiamo di cogliere. Il vero lusso è darsi questa possibilità. Emozionarsi per qualcosa di nuovo, di semplice, qualcosa che non fa necessariamente scalpore, ma che tocca delle corde nascoste dell’anima.

Effetto Dulcinea è la collezione dei gioielli di Anita Pesce, musicista e fashion designer.
Coralli, madreperla, turchesi, ceramiche, vetri sono i tasti dello strumento che oggi adopera per emozionare.
In due parole: forme e colori.
Gemme accostate a materiali poveri ed eterogenei con la tecnica del soutache, un gusto un po’ retrò e un’attenzione meticolosa.

Mi colpiscono e mi fanno riflettere dei passi dell’intervista che la giornalista Mariella Valdiserri ha fatto alla designer e li riporto così come sono, perché perfetti per poterla comprendere appieno.

 
Da pianista e musicologa a fashion designer di gioielli. Svolta o metamorfosi?
Mi viene da dire: “tutt’e due”. Perché io sono sempre la stessa persona, che ha scelto semplicemente altri linguaggi per raccontare le sue storie. La svolta è soprattutto esteriore. Le persone che conosco restano di stucco perché mi avevano inquadrato fino ad ora come una che si occupava di musica e che all’improvviso ha cambiato pelle. Ma, si sa, il camaleonte resta pur sempre camaleonte.

I suoi gioielli sono una cascata di gemme accostate a materiali “poveri”, come flussi di pensieri in movimento che le mani trasformano in ornamenti preziosi. Proprio come in una composizione musicale?
Per consolarmi della scelta radicale di abbandonare la pratica musicale, ho immaginato che seguire il percorso dei fili mentre li assemblavo, inserire quella data pietra o quel determinato colore, assecondare le forme che quasi spontaneamente vengono a crearsi, assomigliasse in profondità alla prassi dell’improvvisazione musicale. Con il vantaggio di lavorare con tranquillità, senza l’ansia di esibirsi dal vivo. Come suonare in differita, insomma.


I colori della musica: sinestesie e corrispondenze tra segni, suoni, forme e intuizioni interiori che lei racconta con i suoi gioielli. Più Teodora o Kandinsky?
Teodora è un personaggio affascinante, eversivo; una figura mitica a tutti gli effetti, che si può riempire di contenuti; un’icona (è proprio il caso di dirlo!) dell’intelligenza; una donna felicemente carnale che sfruttava con sapienza il gioco dell’adornarsi. Ma Kandinsky è il poeta della sinestesia, il Maestro che sa far cantare i colori e danzare le forme. Uno dei miei ‘amori d’arte’ da quando, ventenne, feci una lunghissima fila per vedere la sua mostra a Roma. Da allora lo inseguo nei Musei del mondo e cerco di carpire il segreto del suo magico tocco...