E’ nella gioielleria che Patrizia
Corvaglia esprime il meglio del suo talento scultoreo.
Nel
Room Service di Altaroma Altamoda di quest’anno, Patrizia Corvaglia presenterà
una collezione fatta di due linee di tendenza: OPTICAL, ipnotica e
apparentemente minimale, e LIGHT FLIGHT leggera ed aerea.
Oggetti
d’arte articolati ed eterogenei composti di metalli nobili e pietre
semi-preziose con un risultato sempre imprevedibile ed originali.
Accessori
che diventano parti di storia di chi li sceglie; gioielli accattivanti che
attraggono sempre l’attenzione per la loro spiccata personalità.
Ha
aperto da poco uno store in Via dei Banchi Nuovi 45, la designer che dall'irregolarità della forma tira fuori un'arte.
Chiffon, organza, raso e georgette per le scultoree rouches di plissè di Nino
Lettieri.
Il suo easy bon-ton, interpretato con tessuti rigidi e
preziosi ha un sapore agile e retrò
al tempo stesso.
Un minimal chic in black and white per la collezione
che verrà presentata domenica 26 gennaio in S. Spirito in Sassia per l’edizione
invernale di Altaroma 2014.
Lunghezze
al polpaccio per abiti trasparenti e pantaloni, sandali a punta con tacco a
rocchetto per le calzature disegnate da Nino e realizzate dal maestro Luigi
Iovino.
Anche
quest’anno i bracciali saranno in plexi nero realizzati per il couturièr
da Wood & Co.
Kant non aveva dubbi: la musica è la forma d’Arte più
sublime.
La
collezione di Prêt-à-Couture di Jamal Taslaq, quest’anno, associa alle
armonie musicali quelle dell'alta moda.
Sfilerà il 24 gennaio in S. Spirito
in Sasia, per l’edizione invernale di Altaroma, lo stilista palestinese che ha
scelto la nostra capitale come sede principale del suo genio creativo.
Noto
alle case reali arabe come alle star americane, Jamal Taslaq presenterà una collezione di circa venti pezzi fatto di sete stampate, cadis, chiffon e georgette.
Il suo progetto Prêt-à-Couture miraa coniugare abiti "pronti all'uso" con le squisitezze della più ricercata alta moda offrendo una sartorialità impeccabile in un prodotto facile da vivere. Stiamo a vedere!
Anche quest’inverno è già in
movimento la grande macchina dell’alta moda romana.
L’industria del sogno non
conosce fermi, anche se quest’anno sembrerebbe un po’ impoverita.
Grandi conferme e grandi
rinunce per una settimana della moda che, nel tempo, si è trasformata in poco
più di un week end.
Come una povera cipolla ogni
anno Altaroma sembra perdere alcune certezze e a noi romani memori di
una grande tradizione… “non ci resta che piangere”.
I fasti dell’Alta Moda che
animavano le grandi piazze della capitale, le suggestioni, la poesia, sono solo
ricordi?
C’è chi non ha neanche
quelli, ma questo poco consola chi è abituato al meglio e valuta che le
possibilità creative della manifestazione potrebbero essere sfruttate molto, ma molto, meglio.
La dice lunga la locandina di presentazione della kermesse che negli ultimi anni non è mai stata particolarmente “d’acchiappo”, ma che al livello di tristezza di questa edizione non era mai arrivata.
Ma l'alta moda non doveva essere
sogno, lusso, desiderio, fascino, energia, glamour…? Dov'è tutto questo?
Da quel che appare, oggi è rimasto solo lo strascico di un grande tradizione e il manifesto che rappresenta
l'alta moda romana sembra esprimere la grande contraddizione di un qualcosa che vuole continuare ad esistere ma non vuole prendersi il carico di esprimere quello che realmente è.
Un po' come un prestigiatore
che mischia le carte in tavola per creare un misterioso gioco ottico volto a presentarsi senza rivelarsi. Così non si rischia di sbagliare o di deludere.
Femmina senza ombra di dubbio, Madre Natura non è solo generosa e abbondante, è anche intrigante e stimolante. Da sempre l'uomo tenta di imitarla in ogni dettaglio.
E se lo fa l'uomo... figuriamoci la donna!
E' indubbio che l'essere umano iniziò a vestirsi, prima ancora che per ripararsi dal freddo, per la necessità di definirsi e di distinguersi socialmente.
Vegetali e pelli furono i primi elementi utilizzati per gli "abiti", denti di animali, conchiglie, piume e ossi per gli accessori.
E poi... dopo lunghi e interminabili millenni nacque la Couture.
Sono nate per mettere di buon umore e, oggi come ieri, continuano a farlo.
Sto parlando delle pi-up.
Quella loro femminilità piena e maliarda, ricca di ironia e senso dell'umorismo, continua a contagiare. Immagini tonde e glamour di un'epoca che non aveva conosciuto lo sfacelo dell'anoressia e si affacciava al cambiamento dei tempi con civetteria e buon gusto.
Qui niente viene lasciato all'immaginazione, negli attegiamenti come nell'abbigliamento, eppure non c'è mai una caduta di stile.
Ieri era un obbigo, oggi un piacere, perchè ad ogni donna piace sentirsi un po' dea.
Triste, tristissimo, in origine, quando vestiva la quotidianità e soprattutto non c'era altra scelta, considerando poi che la formula greca e quella romana erano le più castigate rispetto alla versione mediorientale più ricca di colori e tessuti cangianti.
Oggi, però, dopo secoli di tentativi e re-interpretazioni la semplicità del peplo, insieme alla trasparenza dei tessuti ed alla complicità dei colori, rende semplicemente... divine.